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L’onda anomala non si fermera!

October 24th, 2008 October 24th, 2008
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L’ONDA ANOMALA NON SI FERMERA’

APPELLO NAZIONALE: Alle facoltà in mobilitazione, alle studentesse e agli studenti, ai dottorandi, ai precari della ricerca

"Noi la crisi non la paghiamo", è questo lo slogan con cui poche settimane fa abbiamo iniziato le mobilitazioni all’interno dell’università la Sapienza. Uno slogan semplice, ma nello stesso tempo diretto: la crisi globale è crisi del capitalismo stesso, della speculazione finanziaria e immobiliare, di un sistema senza regole né diritti, di manager e società senza scrupoli; questa crisi non può ricadere sulle spalle della formazione, dalla scuola all’università, della sanità, dei contribuenti in genere. Lo slogan è diventato famoso, correndo veloce di bocca in bocca, di città in città. Dagli studenti ai precari, dal mondo del lavoro a quello della ricerca, nessuno vuole pagare la crisi, nessuno vuole socializzare le perdite, laddove la ricchezza è stata per anni distribuita tra pochi, pochissimi.

Ed è proprio il contagio che si è determinato in queste settimane, la moltiplicazione delle mobilitazioni nelle scuole, nelle università, nelle città, che deve aver suscitato molta paura. Si sa, il cane che ha paura morde, altrettanto la reazione del presidente del Consiglio Berlusconi non si è fatta attendere: "polizia per le università e le scuole occupate", "faremo fuori la violenza dal paese". Soltanto ieri Berlusconi aveva dichiarato di voler aumentare i sostegni economici alle banche e di voler fare dello stato e della spesa pubblica garanti in ultima istanza per i prestiti alle imprese: in una parola, tagli alla formazione, meno risorse per gli studenti, tagli alla sanità, ma soldi alle imprese, alle banche, ai privati. Ci chiediamo allora dove si trova la violenza: è violenta un’occupazione o piuttosto è violento un governo che impone la legge 133 e il decreto Gelmini, in barba a qualsiasi discussione parlamentare? E’ violento il dissenso o chi intende soffocarlo con la polizia? E’ violento che si mobilita in difesa dell’università e della scuola pubblica o chi intende dismetterle per favorire gli interessi economici di pochi? La violenza sta dalla parte del governo Berlusconi, dall’altra parte, nelle facoltà o nelle scuole occupate, c’è la gioia e l’indignazione di chi lotte per il proprio futuro, di chi non accetta di essere messo all’angolo o costretto al silenzio, di chi vuole essere libero.

Ci è stato detto che sappiamo soltanto dire no, che non abbiamo proposte. Niente di più falso: proprio le occupazioni e le assemblee di questi giorni stanno costruendo una nuova università, un’università fatta di conoscenza, ma anche di socialità, di sapere ma anche di informazione, di consapevolezza. Studiare è per noi fondamentale, proprio per questo riteniamo indispensabili le proteste: occupare per poter far vivere l’università pubblica, dissentire per poter continuare a studiare o fare ricerca. Molte cose nell’università e nelle scuole vanno cambiate, ma una cosa è certa, il cambiamento non passa per il de-finanziamento. Cambiare l’università significa aumentare le risorse, sostenere la ricerca, qualificare i processi formativi, garantire la mobilità (dallo studio alla ricerca, dalla ricerca alla docenza). Il de-finanziamento, invece, ha un solo scopo: trasformare le università in fondazioni private, decretare la fine dell’università pubblica.

Il disegno è chiaro, anche gli strumenti: la legge 133 è stata approvata nel mese d’agosto, di fronte al dissenso di decine di migliaia di studenti si invoca l’intervento della polizia. Questo governo vuole distruggere la democrazia, attraverso la paura, attraverso il terrore. Ma oggi, dalla Sapienza in mobilitazione e dalle facoltà occupate diciamo che noi non abbiamo paura e di certo non torneremo indietro sui nostri passi. È nostra intenzione, piuttosto, far retrocedere il governo: non fermeremo le lotte fin quando la legge 133 e il decreto Gelmini non verranno ritirati! E questa volta andiamo fino in fondo, non vogliamo perdere, non vogliamo abbassare la testa di fronte a tanta arroganza. Per questo invitiamo tutte le facoltà in mobilitazione del paese a fare la stessa cosa: vogliono colpire le occupazioni e allora che altre mille scuole e facoltà occupino!

In più, al seguito dello straordinario successo dello sciopero e delle manifestazioni del 17 ottobre, indetti dai sindacati di base, riteniamo giunto il momento di dare una risposta unitaria e coordinata nelle piazze delle nostre città. Proponiamo di dare vita a due scadenze nazionali: una giornata di mobilitazione per venerdì 7 novembre, con manifestazioni dislocate in tutte le città; una grande manifestazione nazionale del mondo della formazione, dall’università alla scuola, a Roma per venerdì 14 novembre, giornata in cui i sindacati confederali hanno decretato lo sciopero dell’università, giornata da costruire dal basso e che veda protagonisti in primo luogo gli studenti, i ricercatori ed i docenti in mobilitazione. Altrettanto riteniamo utile attraversare, con le nostre forme e i nostri contenuti, lo sciopero generale della scuola promosso dai sindacati confederali fissato per giovedì 30 ottobre.

Quello che sta accadendo in questi giorni ci parla di una mobilitazione straordinaria, potente, ricca. Una nuova onda, un’onda anomala che non intende fermarsi e che piuttosto vuole vincere. Facciamo crescere l’onda, facciamo crescere la voglia di lottare. Ci vogliono idioti e rassegnati, ma noi siamo intelligenti e in movimento e la nostra onda andrà lontano!

Dalle facoltà occupate della Sapienza di Roma, dall’ateneo in mobilitazione

Roma, 22 ottobre 2008  -  source: uniriot.org

Se una pantera si mette in libertà

October 20th, 2008 October 20th, 2008
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SE UNA PANTERA SI METTE IN LIBERTA’
cronache dalle mobilitazioni universitarie
 
Le notizie corrono veloci, centinaia in assemblea, migliaia nei cortei spontanei e continui che bloccano le lezioni e spesso irrompono nella città occupando le strade e bloccando il traffico. Da Roma a Pisa, da Napoli a Padova, da Milano a Bologna, da Perugia a Torino, le facoltà e gli atenei cominciano le mobilitazioni contro la legge 133, la finanziaria che, tra l’altro, intende dismettere in via definitiva l’università pubblica.
 
Della legge 133 s’è parlato spesso nelle ultime settimane, nulla a che vedere con una riforma organica, piuttosto tre articoli che minano alle fondamenta l’università pubblica così come l’abbiamo conosciuta: riduzione drastica del fondo di finanziamento ordinario (Ffo); blocco del turn-over (per ogni 5 docenti che vanno in pensione solo un ricercatore potrà diventare docente); trasformazione delle università in fondazioni private (elemento facoltativo, ma di fatto reso obbligatorio dalla riduzione del Ffo). Elementi decisivi che si aggiungono al fallimento, ormai da tutti dichiarato, del 3+2, la riforma Zecchino-Berlinguer, e al de-finanziamento della ricerca. Dunque, l’atto conclusivo di un lungo processo bipartisan che anno dopo anno, finanziaria dopo finanziaria ha avuto un bersaglio chiaro: la formazione intesa in modo complessivo, dalla ricerca alla scuola. La legge 133, infatti, segue il decreto Moratti che nell’autunno del 2005 ha precarizzato la ricerca e lavora di concerto con il decreto Gelmini, in questi giorni al voto di fiducia, che condanna alla disoccupazione almeno 150.000 insegnanti precari (bloccando il turn-over), impone il maestro unico tagliando il tempo pieno, reintroduce il grembiule e il voto di condotta.
 
Così come l’offensiva è bipartisan e complessiva altrettanto in questi giorni si stanno affermando straordinari esperimenti di lotta: dalle scuole elementari - nell’inedita alleanza tra genitori, insegnanti e bambini - agli istituti di ricerca, dalle università alle scuole medie superiori. Decine di cortei, prime occupazioni nelle scuole e nelle facoltà. Proprio nelle facoltà cominciano a segnare il passo i movimenti: assemblee ricchissime nella partecipazione e radicali nei toni, una nuova generazione di studenti, a volte poco politicizzata, di certo molto pragmatica e per nulla ideologica, fa esperienza della propria precarietà e dell’assenza di futuro alla quale le classi dirigenti, politiche ed economiche, vogliono destinarla. C’è convinzione diffusa che si tratta di un momento decisivo: o la legge 133 viene ritirata o la l’università pubblica rischia di sparire per sempre! Con determinazione si urla nei cortei "Non saremo noi a pagare la vostra crisi", il riferimento è alla crisi economica e alle ricette che Banche centrali e governi nazionali stanno adottando per salvare i mercati finanziari: mentre università e ricerca sono stati de-finanziati per anni, nel nome del risanamento di bilancio, oggi i contribuenti e le casse pubbliche vengono spremute per nazionalizzare le banche e per socializzare le perdite compiute dalla speculazione selvaggia. Un paradosso inaccettabile che smuove la rabbia degli studenti, ma anche di dottorandi, ricercatori e docenti.
 
Al pari del 2005 il mondo dell’università trova elementi di convergenza unitaria, pur nelle differenze tutti sentono a rischio il proprio presente e il proprio futuro. Ma oggi più del 2005 il ruolo degli studenti è decisivo: sono loro per primi che vedono sfumare ogni prospettiva di futuro, sono loro per primi che sentono di dover giocare una partita fondamentale. Il movimento del 2005, infatti, riuscì per diverse settimane ad occupare le facoltà, ma non riusci a coinvolgere altre figure sociali nel conflitto. Docenti e ricercatori, per parte loro, abbandonarono il campo dopo l’approvazione del decreto, nella speranza che il cambio di governo imminente potesse garantire trasformazioni positive. Ma la disastrosa esperienza del secondo governo Prodi e del ministero Mussi ha dimostrato che l’università e la ricerca non hanno governi amici e che solo i conflitti possono cambiare le cose. I movimenti che si stanno sviluppando in questi giorni condividono questa percezione e sfuggono strumentalizzazioni sindacali e partitiche, detta in modo più chiaro, sanno che non c’è alcuna sinistra possibile in grado di sostenere l’università pubblica di fronte alla catastrofe. La consapevolezza, dunque, è che dalla catastrofe ci si salva mettendosi in gioco, conquistando spazio con le pratiche di conflitto e di libertà. “Né stato né mercato” questo slogan ricorre più volte nelle discussioni assembleari, nulla della vecchia università è conservabile come tale: la dequalificazione determinata dal 3+2, la distribuzione feudale e nepotistica del potere, la povertà di stimoli e la debolezza della ricerca, tutti elementi che nessuno ha voglia di conservare intatti. Piuttosto l’esigenza condivisa è quella di cominciare a progettare un’altra università che sappia definire un nuovo campo di decisione comune e democratica sul sapere e sulle forme della cooperazione scientifica.
 
C’è una strana ricorrenza che da diversi anni accompagna le grandi esplosioni universitarie: la fuga di una pantera. Accadde nel ‘90, di lì il nome assunto dal movimento, accadde nel 2005. Sembrerà strano ma una pantera è scappata e si aggira in Irpinia, la notizia è di qualche giorno fa. Speriamo che anche questa pantera libera porti con se la libertà del sapere e le occupazioni degli studenti: nulla è scontato, molto è il cammino da fare, sicuramente le condizioni sono eccellenti e noi non possiamo far altro che provarci, come sempre, ad esser più liberi!
 
(source: escatelier.net)
 

Sgomberato il Laboratorio Diana di Salerno

October 6th, 2008 October 6th, 2008
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SGOMBERATO IL LABORATORIO DIANA
 
Oggi 6 ottobre 2008, ennesimo atto di repressione nei confronti del Laboratorio Diana Reload.

Senza alcun avviso alle ore 6 è stata effettuata la muratura degli ingressi dello spazio sociale in via Allende.
Sono intervenute varie pattuglie e camionette della Polizia e dei Carabinieri a coadiuvare le operazioni: oltre 80 gli agenti impegnati!
Lo sgombero, senza alcun preavviso, è avvenuto mentre era atteso un responso circa l’eventuale apertura di un tavolo di trattative con la Regione Campania e la Provincia di Salerno.
Una parte del materiale che si trovava all’interno dei capannoni, acquisito in quest’anno e mezzo di attività dal collettivo, è stato trovato danneggiato ed alcune strutture installate per la messa in sicurezza del posto sono state rimosse.
Il Laboratorio Diana Reload non intende accettare quest’atto di violenza ordinato da tristi burocrati che preferiscono mantenere inutilizzata una struttura, già abbandonata da 20 anni, che invece gli attivisti del collettivo avevano riportato alla vita come centro di aggregazione giovanile con l’organizzazione di eventi culturali come mostre, concerti, dibattiti, cineforum e tanto altro.
La nostra esperienza di socialità e di lotta per i diritti non si ferma qui, ma continuerà all’interno della nostra città.
 
IL LABORATORIO DIANA NON SI TOCCA!
SPAZI SOCIALI - BENE COMUNE
 
Laboratorio Diana Salerno
www.laboratoriodiana.org

 

Venerdi 17 ottobre, Sciopero Generale del sindacalismo di base

October 5th, 2008 October 5th, 2008
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CUB, Confederazione Cobas, SdL Intercategoriale hanno proclamato  lo SCIOPERO GENERALE di tutte le categorie pubbliche e private per l’intera giornata del 17 ottobre 2008.
Lo sciopero è a sostegno della piattaforma che le tre organizzazioni sindacali di base hanno unitariamente consegnato al governo il 20 giugno scorso e che prevede:
 
- forti aumenti per salari e pensioni, introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento salariale legato agli aumenti dei prezzi e difesa della pensione pubblica - rilancio del contratto nazionale - difesa e potenziamento dei servizi pubblici, dei beni comuni, del diritto a prestazioni sanitarie, del diritto alla casa e all’istruzione;
 
- abolizione delle leggi Treu e 30 - continuità del reddito e lotta alla precarietà lavorativa e sociale;
 
- sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi o mortali;
 
- lotta al razzismo che nega diritti uguali e scarica sui migranti il maggior peso sociale;
 
- restituire ai lavoratori il diritto di decidere: no alla pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare - pari diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori - difesa del diritto di sciopero.
 
La trattativa in corso tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil per svuotare il contratto nazionale di lavoro, l’affondo del governo sulle privatizzazioni, la profonda crisi salariale che vivono i lavoratori e le loro famiglie, il dilagare della precarietà, il tentativo di smantellare definitivamente la pubblica amministrazione anche attraverso l’attacco ai lavoratori pubblici ed i tagli al personale della scuola e della sanità,  il razzismo diffuso a piene mani,  i rinnovati venti di guerra, ci fanno prevedere un autunno in cui il confronto tra mondo del lavoro, padronato e governo dovrà essere all’altezza della sfida mobilitando lavoratrici e lavoratori per difendere quanto sin qui acquisito con le lotte e per conquistare salario e nuovi diritti.
 
17 ottobre 2008
SCIOPERO GENERALE
con
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
Corteo ore 9.30 da Piazza della Repubblica a San Giovanni
 
 
SdL intercategoriale
Via Laurentina 185 – 00142 - Roma – tel 06.59640004 - fax 06.54070448
segreterianazionale@sdlintercategoriale.it
 
Confederazione Cobas
Viale Manzoni, 55 – 00185 - Roma - tel. 0677591926 - 0670452452 - fax 0677206060
cobas@cobas.it
 
CUB
Viale Lombardia 20 – Milano - tel. 0270631804 - fax 0270602409
cub.nazionale@tiscali.it

Jatevenne Day! 7000 in piazza, poi un aggressione della questura, ma la lotta continua!

September 29th, 2008 September 29th, 2008
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7000 in piazza, poi un aggressione della questura, ma la lotta continua!
 
Ieri circa 7000 persone hanno manifestato per lo jatevenne day, contro la discarica di Chiaiano e in generale per difendere la Campania da un “piano rifiuti” che in realtà è un crimine economico, sociale e ambientale!
Insieme ai comitati venuti da molte parti della Campania (Giugliano, Acerra, Terzigno, Ponticelli…) e a realtà nazionali come i No Dal Molin di Vicenza, sono scesi in piazza migliaia di napoletani e soprattutto di cittadini di Chiaiano e Marano. Un successo che non era scontato, dopo 5 mesi di resistenza, dopo le violenze della polizia a maggio e dopo la propaganda spesa a piene mani (e anche il denaro) da parte del governo Berlusconi. La manifestazione di ieri dimostra che sarà dura per il governo e il commissariato fare la discarica!
Avevamo chiesto al termine della Manifestazione che una delegazione di almeno 50 cittadini entrasse nella cava. Un fatto simbolico ma fondamentale, per significare che quel territorio è di chi lo vive e non può essere espropriato dalla democrazia e militarizzato dagli eserciti. Avevamo anche chiesto che Bertolaso aprisse finalmente un confronto pubblico sulle alternative a megadiscariche e incenerimento, alternative che esistono ma vengono scartate per ragioni di business! Specie dopo la lettera-propaganda inviata oggi a tutti i giornali. Nessuna delle due condizioni è stata accettata.

Perciò, al termine del corteo, dopo un ulteriore trattativa andata male, abbiamo fatto quello che avevamo pubblicamente annunciato. Siamo andati avanti verso la cava! Solo con i nostri corpi o strumenti esclusivamente difensivi dei colpi, come i caschi. Questo avevano deciso infatti i cittadini partecipanti del presidio. Abbiamo vissuto con emozione la compattezza con la quale un corteo di gente comune è avanzato e anche le tante case intorno che su richiesta del corteo hanno acceso le luci per contrastare il buio incipiente. (Così come abbiamo apprezzato i commercianti che oggi hanno raccolto l’apppello alla serrata contro la discarica).
Ma la polizia ha preso a manganellare furiosamente e a caricare. Soltanto a quel punto il corteo si è autodifeso come poteva, perchè mai più permetteremo un 23 maggio e sono nati dei blocchi su via Cupa del Cane (quella delle cariche) e delle strade intorno. Ma quest’aggressione gratuita dimostra quale sia il concetto di democrazia di chi sta occupando incostituzionalmente i nostri territori per fare i suoi affare in nome “dell’emergenza”.
Quei blocchi rappresentano anche un simbolo: se insisteranno a fare quest’assurda discarica riprenderemo a bloccare, pubblicamente e in massa. Così come mercoledì accoglieremo “degnamente” il premier Berlusconi per ricordargli l’assaggio di democrazia che ci ha fatto vedere oggi…!
Dopo le cariche, con una ragazza fermata e diversi feriti, abbiamo capito meglio il senso dell’azione della mattinata di ieri, quando carabinieri con mitra puntati al volto hanno fermato tre attivisti che portavano al corteo le sue coreografie. I ragazzi sono rimasti sequestrati in caserma per due ore. Sequestrati dei pannelli di plexigas su cui erano disegnati degli aleri. Li hanno classificati come “armi improprie”. Ci chiediamo che arma impropria sia un pannello…?
Evidentemente serve solo a pararli, i colpi, ma loro avevano deciso di caricare gente più indifesa possibile. La compattezza e la determinazione del corteo, dei tantissimi cittadini e attivisti venuti dalla Campania e da altre parti d’Italia, ha evitato il peggio.
Invitiamo tutte le realtà ambientaliste a costruire insieme una grande mobilitazione regionale contro chi sta dilaniando la Campania.
 
Napoli, 28 settembre 2008
 
Comitati contro la discarica di Chiaiano e Marano
Rete Campana Salute e Ambiente

Sabato 27 settembre, JATEVENNE DAY!

September 18th, 2008 September 18th, 2008
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JATEVENNE DAY!
 
Vogliono distruggere il nostro territorio, vogliono avvelenare l’aria, la terra e le falde acquifere, vogliono distruggere le prospettive di sviluppo della zona, vogliono costringerci a cambiare casa, a stare ore ed ore nel traffico, vogliono costringerci ad emigrare, vogliono farci credere che con discariche ed inceneritori si risolve il problema dei rifiuti.
 
FERMIAMOLI!
 
Perchè nessun governo puo’ passare sulla testa dei cittadini.
Perchè la democrazia è partecipazione popolare, autonomia ed indipendenza.
Perchè solo la raccolta differenziata ed il trattamento a freddo risolvono l’emergenza rifiuti.
Perchè noi vogliamo essere padroni a casa nostra e difendere la nostra terra con i denti.
 
Sabato 27 Settembre - ore 16.00
Stazione Metro Chiaiano
JATEVENNE DAY
Manifestazione Nazionale contro la devastazione ambientale
 
Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano
info: www.chiaianodiscarica.it
per adesioni: jatevenneday@chiaianodiscarica.it

Le mani sulla Campania, le mani sulla città!

September 18th, 2008 September 18th, 2008
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LE MANI SULLA CAMPANIA
LE MANI SULLA CITTA’!

 
Con rulli di tamburo ed esibizioni spettacolari le istituzioni dichiarano risolta la cosiddetta ‘Emergenza Rifiuti’.
 
Da buon prestigiatore, Berlusconi ha ripulito la ‘vetrina’ nascondendo i rifiuti nelle periferie napoletane (come Taverna del Re) e nei territori agricoli del beneventano e dell’avellinese.
 
Ma la vera emergenza per l’ambiente, la salute e la democrazia dei cittadini è tutta davanti a noi.
E’ proprio nel piano affaristico che prevede oltre dieci discariche e quattro inceneritori a devastare la nostra regione, con due bombe ecologiche nella città: l’inceneritore a Ponticelli e la discarica a Chiaiano. La paura e lo scandalo dei rifiuti per strada sono utilizzati da 15 anni per farci subire questo autentico assalto al territorio e alla nostra salute.
 
Le ragioni sono nel business!
 
Le discariche di ‘tal quale’ sono considerate ormai superate in Europa, perchè gravemente inquinanti! In Campania, invece, se ne aprono altre per consentire agli speculatori e alla camorra di continuare a fare affari in collusione con le istituzioni locali e nazionali. Grazie ai finanziamenti a pioggia e agli sversamenti tossici. Fatti emersi in molte inchieste giudiziarie, come quella riportata dal settimanale L’espresso.
 
Gli inceneritori sono l’affare più importante! Sono altamente cancerogeni per la diossina e le polveri ultrasottili. Eppure l’Italia è l’unico paese che finanzia chi brucia i rifiuti. Molte decine di milioni di euro all’anno per ogni inceneritore! Questo è il patto che lega il governo all’ANIDA, l’associazione delle aziende che fanno profitti sull’incenerimento, come lo stesso presidente di confindustria Emma Marcegaglia!
 
Per questi motivi la raccolta differenziata nella Provincia di Napoli e Caserta continua ad essere boicottata! Non esiste né un piano industriale, nè obiettivi concreti e modalità trasparenti. Si fanno gli spot in televisione ma i necessari impianti di compostaggio restano al palo! Un pò di raccolta differenziata bisogna ormai farla, ma il minimo indispensabile per farsi propaganda senza intralciare gli ‘affari’ dell’incenerimento…
 
La verità è che il decreto rifiuti del governo disegna per la Campania un futuro da discarica nazionale, sversatoio a basso costo del ciclo industriale italiano!
 
Le alternative invece sono semplici e possibili: riciclo, raccolta differenziata ‘porta a porta’ dappertutto e trattamento ‘meccanico-Biologico’ del residuo! Il successo delle iniziative sulla raccolta differenziata autogestita, come quella al centro storico a luglio (con la partecipazione dei corsisti I.so.la.), dimostrano come ora la città sia pronta a sposare queste soluzioni.
 
Per questo siamo solidali a tutte le comunità che in Campania resistono alla distruzione della propria terra!
Per questo facciamo appello a tutti i cittadini: rilanciamo la mobilitazione, difendiamo la nostra terra, la nostra salute e una reale democrazia decisionale.
  
FERMIAMOLI!
 
Sabato 27 Settembre - ore 16.00
Stazione Metro Chiaiano
JATEVENNE DAY
Manifestazione Nazionale contro la devastazione ambientale
 
RETE CAMPANA SALUTE E AMBIENTE

Appello per il “Jatevenne Day!” di Chiaiano del 27 settembre

August 9th, 2008 August 9th, 2008
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DALLA SELVA DI CHIAIANO PER RESISTERE UN MINUTO IN PIU’
 
Da quattro mesi la nostra comunità si sta mobilitando contro l’ennesimo scempio ambientale nella nostra regione, l’ipotesi del governo di costruire una mega discarica da 700 mila tonnellate di rifiuti nella Selva di Chiaiano, all’interno del Parco delle Colline.
Una battaglia non solo contro la costruzione della discarica a Chiaiano, ma contro l’intero piano rifiuti voluto dal governo a dagli amministratori locali, incentrato su discariche ed inceneritori.
Un piano, che dopo 14 anni di malgoverno, tende ad affermare gli interessi dei poteri forti sulla pelle di intere comunita’.
In questi mesi abbiamo avuto l’occasione di conoscere nelle lotte le altre comunità della Campania che resistono alla devatsazione ambientale, e tutte le comunità che nel nostro paese difendono i beni comuni ed il diritto al dissenso.
 
La manifestazione nazionale del 1 giugno, ha visto accorrere a Chiaiano e Marano, in virtù del mutuo soccorso, migliaia di cittadini ed attivisti dei comitati. Comunità con le quali abbiamo avuto modo di conoscerci e contaminarci, comprendere le ragioni delle lotte in difesa dei beni comuni e comprendere come in questo paese oggi e’ in atto un emergenza democratica senza precedenti.
 
La battaglia di Chiaiano e Marano, ha assunto un valore simbolico importante nello scontro tra le comunita’ resistenti e gli interessi dei poteri forti.
Da un lato la determinazione di chi ha preso tra le mani il destino dei propri territorio, ha delegittimato le istituzioni del malgoverno, e ne ha costruite delle altre , attraverso i presidi, le assemblee, e la difesa del potere decisionale sulle scelte del territorio.
Dall’altro i poteri forti, intenti ad applicare la ricetta della difesa dei propri interessi davanti allo shock che le comunità della Campania hanno subito con la cronica crisi dei rifiuti.
Gli interessi degli inceneritoristi legati a Confindustria, come Fibe, il gruppo Impregilo, e A2A, gli interessi di chi come l’attuale governo deve entrare nella spartizione degli affari speculativi della nostra regione fino ad ora gestiti dal centro sinistra.
Gli interessi di pochi , contro la vita di tutti.
 
Esattamente come avviene a Vicenza o in Val di Susa , in cui altri interessi, quelli della CMC , della Lega Coop, del governo americano, vengono difesi contro l’interesse delle comunità.
 
La nostra resistenza al governo, ha visto mettere in campo da quest’ultimo il massimo della forza possibile. Delle vere e proprie leggi speciali, attraverso il decreto 90, che regolarizzano quello che fino a ieri era il meccanismo di smaltimento illegale dei rifiuti, consentendo lo sversamento in discarica di ogni tipo di rifiuto. Allo stesso modo, le leggi speciali, colpiscono i comitati, gli attivisti, le comunita’ che resistono attraverso un riordino delle normativa vigenti sui blocchi stradali, e con l’individuazione della figura dei "promotori" che vengono messi in galera fino a 5 anni di carcere.
Accanto a questo, l’utilizzo dell’esercito, che nel mese di luglio ha militarizzato completamente l’area delle cave di Chiaiano e Marano, truppe di ritorno dall’Afghanistan che vengono mandate contro i cittadini con l’utilizzo di strumenti di guerra, come i rilevatori termici ed armati di tutto punto.
Una dichiarazione di guerra.
Quello che noi abbiamo definito un’esercito invasore, mandato dal governo per dichiarare guerra alle nostre comunità, e con noi alla difesa della salute, dell’ambiente, del bene comune.
 
Per questo motivo siamo davanti ad una vera e priopria emergenza democratica, che vede le comunità resistenti scontrarsi a viso aperto contro il governo armato.
 
Una situazione nuova che deriva da una già latente emergenza democratica che dura da oltre 14 anni nella nostra regione, dove nel nome dell’emergenza e della difesa degli interessi dei poteri forti le comunità sono state estromesse dalla decisione sul futuro dei territorio, andando a costruire uno scenario di spartenze, affari e complicità sulla nostra pelle.
 
Dopo aver accettato il confronto tecnico con il governo, ci siamo trovati militarizzati, blindati, epropriati della nostra terra.
Per questo abbiamo deciso di generalizzare la nostra lotta, colpendo in diversi punti della metropoli, attuando dei blocchi metropolitani, sulle tangenziali, sulle autostrade, nelle vie del centro, violando le zone rosse ogni qual volta Berlusconi veniva a fare passerella in città.
E davanti a tutto questo nulla è stato avviato rispetto alle sole vie per uscire dall’emergenza, come la raccolta differenziata "porta a porta" e gli impianti di trattamento a freddo al posto degli inceneritori.
 
Siamo convinti che ciò che sta accadendo in Campania è una laboratorio di sperimentazione per l’esercizio di sovranità in difesa degli interessi dei poteri forti, e di repressione verso tutte le forme di espressione del diritto al dissenso. Una sperimentazione che potrà essere ben presto riproposta contro i Dal Molin e contro i No Tav che proprio nei prossimi mesi affronteranno, come noi, una fase decisiva dello scontro con il governo. Davanti alla militarizzazione ed all’esproprio delle nostre terre, facciamo nuovamente appello al mutuo soccorso, a tutti coloro che in questo paese hanno gridato "Siamo tutti Chiaiano", che hanno dato la loro solidarieta’ attiva alla nostra lotta, cosi’ come noi abbiamo fatto contro i trafori di morte e le basi di guerra, perchè la difesa dei beni comuni e del diritto al dissenso è un punto fondamentale della democrazia in questo paese.
Nel mese di settembre dopo i lavori di bonifica dell’area, il governo vorrà cominciare i lavori di costruzione della mega discarica, e noi saremo li’ ad impedirglielo.
 
Per questo abbiamo deciso di convocare una manifestazione nazionale nel mese di settembre a Chiaiano e Marano. Abbiamo detto in questi mesi che resisteremo un minuto in più di loro.
 
A Berlusconi e Bassolino l’abbiamo dimostrato ogni qualvolta hanno aperto bocca su Chiaiano e Marano. Ora vogliamo dimostrarlo a tutto il paese, insieme a tutti quelli che nei prossimi mesi condurranno importanti battaglie come la nostra.
 
SABATO 27 SETTEMBRE 2008
JATEVENNE DAY
 
Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano
info: www.chiaianodiscarica.it

Venerdi 11 luglio, Manifestazione antirazzista a Napoli

July 9th, 2008 July 9th, 2008
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Appello alla manifestazione antirazzista del 11 luglio a Napoli
 
La schedatura etnica di migliaia di cittadini rom,  a partire dai ragazzi minorenni, costituisce l’esordio (proprio a Napoli!) delle misure odiose contenute nel cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’ proposto dal governo Berlusconi. All’approvazione del parlamento in questi giorni, si tratta di una serie di norme propagandistiche e razziste che peggioreranno gravemente la situazione di migranti, rom e rifugiati nel nostro paese.
 
In considerazione della legislazione già pesantemente discriminatoria ereditata dai precedenti governi, si rischia ora il consolidamento di vere e proprie forme di ‘apartheid sociale’.

Viene costituito infatti il ‘reato di immigrazione clandestina’ che criminalizza ‘tout court’ gli immigrati irregolari, si prolunga la detenzione dei migranti nei cpt fino a 18 mesi (!), si sancisce un incostituzionale aggravio di pena a parità di reato se a commetterlo è un immigrato senza permesso di soggiorno.
 
E ancora vengono eliminate le poche garanzie per i richiedenti asilo, irrigiditi i requisiti per i ricongiungimenti familiari, mentre si minaccia il sequestro dell’immobile per chi fitta un appartamento ad immigrati irregolari, con il prevedibile effetto di un’ulteriore impennata degli affitti in nero.
 
Fino alla costituzione di un ‘Commissario per l’emergenza rom’ a Napoli, Roma e Milano, che ci riporta a un linguaggio e pratiche da ventennio fascista. Con lunghe fila di uomini, donne e giovanissimi che devono rilasciare le proprie impronte digitali esclusivamente in base alla loro ‘appartenenza etnica e sociale’.
 
Particolarmente simbolico che questo proveddimento esordisca proprio a Napoli, città che ha già vissuto in questi mesi drammatiche forme di pogrom nel quartiere Ponticelli, in cui un mix di contraddizioni sociali, mancanza di politiche di accoglienza, interessi speculativi e psicosi mediatiche ha fatto dei cittadini rom il proprio capro espiatorio.
 
E’ questa la radiografia di un paese in cui la ‘macchina della paura’ corre a tutta velocità, moltiplicatrice di fortune politiche a basso costo, continuamente impegnata a costruire ‘nuovi mostri’ nel vile tentativo di occultare le vere ragioni dell’insicurezza sociale: l’aumento della precarietà e del carovita, il disorientamento per un modello di globalizzazione senza diritti, la progressiva disintegrazione dei sistemi di tutela verso i più deboli.
 
Ma una democrazia in cui milioni di migranti, rom e rifugiati, che vivono e lavorano in questo paese, sono esclusi dai diritti di cittadinanza, spesso sfruttati o calpestati nella propria dignità, è una democrazia che tende a vuotarsi della propria sostanza e rischia di diventare un guscio vuoto per pulsioni reazionarie e populiste.
 
Sono in gioco valori di libertà e di uguaglianza che ci riguardano tutti e tutte! Per questo facciamo appello ai cittadini, alle associazioni, alle comunità dei migranti, al mondo del lavoro, ai movimenti che non vogliono subire il piano inclinato della guerra tra poveri, ma costruire un futuro di diritti e dignità per tutti.
 
Nella settimana tra il 5 e il 12 luglio in tutta Italia si stanno costruendo mobilitazioni contro le norme discriminatorie, per i diritti di cittadinanza e la regolarizzazione di centinaia di migliaia di persone costrette ormai da anni al ricatto della clandestinità. Un primo passo verso forme di mobilitazione nazionale e magari la costruzione di uno sciopero sociale che aiuti il nostro paese a invertire la rotta.
 
A Napoli ci mobiliteremo venerdì 11 luglio con una manifestazione che partirà alle ore 17.00 da piazza Garibaldi.
 
Chiediamo a tutti e a tutte di partecipare e diffondere la mobilitazione, di spiegarne le ragioni e l’urgenza anche in questo caldo mese di luglio in cui per l’ennesima volta il mondo globalizzato assiste alla tragedia di donne e uomini che affogano mentre attraversano il mare su autentiche zattere… E’ il tempo di schierarsi!
 
Rete Antirazzista Campana
 
per info e adesioni: stoprazzismo@gmail.com

Sabato 21 giugno, Mobilitazione regionale e marcia Acerra/Napoli per un nuovo piano rifiuti

June 18th, 2008 June 18th, 2008
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MOBILITAZIONE REGIONALE E MARCIA ACERRA NAPOLI PER UN NUOVO PIANO RIFIUTI

Il Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania e la Rete Campana Salute e Ambiente promuovono per sabato 21 giugno 2008 la Marcia Acerra Napoli de “I 1000 del Sì”.

L’iniziativa intende evidenziare le proposte per fuoriuscire dall’emergenza ambientale campana avanzate dalle associazioni, dai comitati e dalle reti ambientaliste regionali, che da anni si battono per un nuovo modello di gestione dei rifiuti: proposte concrete ed immediatamente praticabili, sistematicamente ignorate da quelle istituzioni che continuano a dipingerci come un’opposizione puramente localistica e priva di alternative per la risoluzione del problema.

Contro questa propaganda di regime, la Marcia vuole dimostrare che per ogni NO che opponiamo a scelte sbagliate, come megadiscariche ed inceneritori, esistono tanti SÌ a provvedimenti efficaci e ragionevoli per togliere l’immondizia dalle strade senza danneggiare ulteriormente il territorio regionale e così uscire definitivamente dall’emergenza.

Un SÌ all’adozione di ordinanze per la riduzione immediata di imballaggi e monouso superflui; un SÌ all’avvio della raccolta differenziata porta a porta a partire dalla separazione tra rifiuto secco e rifiuto umido; un SÌ alla realizzazione degli impianti di Compostaggio; un SÌ alla riconversione degli impianti per CDR in strutture per il Trattamento Meccanico-Biologico; un SÌ alla bonifica dei territori devastati dai Rifiuti Tossici.

Proprio la concretezza di queste proposte ci permette di denunciare le responsabilità del vero partito del NO: quello composto dalle compagini politiche nazionali e locali, legate ai potentati economico-finanziari ed alle ecomafie, che in questi anni si sono opposte alla realizzazione di un ciclo virtuoso dei rifiuti. Sono questi poteri che hanno invece detto SÌ all’ingresso in Campania di sostanze tossiche e nocive, alla realizzazione di megasversatoi in siti inadeguati sotto ogni profilo, alla violazione delle norme ordinarie in materia di pianificazione urbanistica, tutela ambientale, sicurezza sul lavoro, salute pubblica.

Il vero partito del NO è quello che, avendo da oltre 15 anni responsabilità e poteri di governo ad ogni livello, ha condotto la nostra regione sull’orlo di un collasso ambientale, sanitario, economico senza pari, sperperando ingenti risorse pubbliche e calpestando i diritti democratici dei cittadini campani. Sono loro gli estremisti che ci portano fuori dall’Europa, loro il nemico da sconfiggere.

I cittadini riuniti in comitati e associazioni, hanno studiato i problemi e sono arrivati dunque a comprendere sia le contraddizioni che mantengono la nostra regione in questo stato di vergognoso degrado, sia le soluzioni reali per uscire dall’emergenza e portare avanti in Campania politiche concrete rispettose degli interessi di tutte le comunità.

PER UN NUOVO PIANO RIFIUTI SUBITO

Sabato 21 Giugno 2008
Marcia Acerra-Napoli e successivo corteo fino a Piazza Dante

Ore 09.30  Partenza de “I 1000 del Sì” dalla stazione ferroviaria di Acerra
Ore 15.00  Arrivo a Piazza Garibaldi - Napoli
Ore 16.00  Partenza del corteo da Piazza Garibaldi
Ore 17.00  Arrivo a Piazza Dante - Napoli
Ore 17.30  Manifestazione Nazionale a Piazza Dante con dibattiti e numerosi ospiti dal mondo della cultura, dello spettacolo e della musica (guarda il programma).

Coordinamento regionale Rifiuti della Campania
Rete Campana Salute e Ambiente

Per informazioni:
www.rifiutizerocampania.org
www.rifiuticampania.org
retecampanasaluteambiente@noglobal.org
contatti@rifiuticampania.org
cell. 3887460974
cell. 3346224313